lunedì, 03 marzo 2008
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martedì, 15 gennaio 2008

Il FerraGennaio non esisterà più in nessun calendario futuro.

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lunedì, 07 gennaio 2008

A breve entrerai a far parte di quelle cose che non devono essere dimenticate.

Soprattutto, mi ricorderai di come sia importante portare a termine ciò che mi ero prefisso. In questo modo, la cultura viene tramandata: o forse no, ma mi piace pensare che funzioni così, anche se i sostenitori della corrente di pensiero che pone il processo un gradino sopra al risultato non hanno fatto una bella fine...

Ciononostante, il nero mi serve, checché se ne dica.

Ma si, diciamo checché...

O anche quantunque... sì, quantunque ci stava bene... però al momento non riesco a finire la frase col quantunque, ma sono fermamente convinto che il quantunque ci stava bene...

"Allora provalo! ricostruisci la frase!"

No, non la ricostruisco, ci sta bene, ma non riesco a provartelo. Se qualcuno un giorno riuscirà a costruire la frase col quantunque, allora dirai "però... ci stava bene sul serio...". Come quel giorno in cui credevi che non avessi capito cosa volesse dirmi: l'avevo capito benissimo, solo che per dimostrartelo mi serviva il vocabolario...

E dopo aver perso tempo per questa dimostrazione, sei arrivata alla conclusione che avevo capito. Ma perché non ti fidi e basta? Vorrei parlare con te, non giocare a scacchi, anche se ammetto che spararti un bel rutto da 150dB nell'orecchio sinistro mi darebbe parecchia soddisfazione.

Ma, ahimé, non si può... Però se martedi farò 6 al superenalotto, ti giuro che lo faccio.

Peccato che non ci gioco mai.

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sabato, 05 gennaio 2008
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domenica, 30 dicembre 2007
I posti vuoti rimarranno vuoti.
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lunedì, 24 dicembre 2007

Tanti auguri a...

 

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mercoledì, 19 dicembre 2007

Un sogno che dopo anni diventa realtà. Sono quasi commosso. Suono un basso.

Unica nota negativa, il Labirinto del Fauno. Ma forse non così tanto: bello ma pesante... pesante ma bello, ecco, già meglio.

Devo ricordarmi il dvd per CollegaPreferita. Se lo merita.

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sabato, 01 dicembre 2007

Quando scateni polemiche sterili al mio indirizzo, l'iniziale fastidio si trasforma prima tenerezza e poi in compassione: non sono io ad essere intellettuale, sei tu ad essere profondamente ottuso. Talmente ottuso che fra mezz'ora ti sarai già dimenticato di cosa mi hai detto, e anche del perché. Talmente ottuso da non aver ancora capito, dopo 2 anni abbondanti, che il mio modo di pormi è assolutamente legittimo, seppur non condivisibile.

Tale modo di pormi può essere riassunto in una frase, comprensibile da chiunque: non-mi-rompete-i-coglioni. Non ti aggrada come mi comporto? Credi che dovrei essere emotivamente più partecipe? Ce ne sono tanti in giro, e per quanto mi riguarda, penso di riuscire lo stesso a dormire.

Se credi tanto in ciò che dici, allora lotta per questi valori: a mio parere, hai solo voluto avere i tuoi 5 minuti di orgoglio, la tua occasione per arrampicarti sulla montagna di letame: io sto bene in basso, dove il tanfo si sente di meno.

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martedì, 27 novembre 2007

Odio cagare sul posto di lavoro.

Beh, non precisamente cagare in ufficio, bensì nei bagni dell'azienda: oltretutto, quando qualcuno va nei bagni più lontani (dotati di finestra), quel qualcuno viene additato come potenziale fumatore. E invece no, cazzo, devo proprio cagare, credi che non possa arginare per 4 ore la tentazione di accendere una sigaretta?

Ma al di là di questo, nessun bagno è confortevole come quello di casa propria, quando si tratta di rilasciare una sana e violenta cagata. Puoi emettere suoni che partono dal diaframma come fanno i praticanti di arti marziali, con la potenza vocale che imprime vigore al colpo portato. Puoi farci le parole crociate, i sudoku, riflettere sul tuo avvenire, scrutare l'ambiente circostante in cerca di un piccolo particolare che prima non avevi mai notato, perché il tempo della cagata è più tuo rispetto ad altri tempi, e puoi impiegarlo come meglio credi.

Oggi una collega mi si avvicina con una scatola in mano, contenente dei cioccolatini.

"Ne vuoi uno?"

Erano dei cioccolatini di fabbricazione russa, dono di un'altra collega: di solito non mangio cioccolata, ma stavolta accettai di buon grado l'offerta, vuoi per la gradevolezza della composizione collega-avvenente-con-in-mano-scatola-di-cioccolatini, vuoi per una discreta propensione a tutto ciò che possa esser ricondotto a una matrice russa. 

Parafrasando Evtushenko, un cioccolatino russo è più che un cioccolatino. Infatti era buonissimo, con un ripieno che neanche il migliore scrittore riuscirebbe a descrivere: un turbinio di sapori dapprima aspri, per poi rivelarsi dolcissimi e sublimi nel retrogusto.

In quel preciso istante ho realizzato di dover sganciare a breve ciò poi si è dimostrato uno stronzo di proporzioni bibliche, ovviamente in un momento in cui ero impegnatissimo con la gestione ordini. Stringo i denti (e anche qualcos'altro) mentre cerco di portare a termine i lavori nel più breve tempo possibile, ed ecco che la collega-avvenente-con-scatola-di-cioccolatini si ripresenta.

"Ti va un altro?"

Come poter rinunciare ad assaporare subito un altro di quegli splendidi cioccolatini, pur conscio di come un'altro composto organico di colore simile, ma di ben diversa fragranza, stia lottando disperatamente per uscire?

Mentre inserisco l'ultimo ordine della giornata e degusto il secondo cioccolatino, la mia mente già vola alla tazza del cesso, a come tenterò di far cadere subito lo stronzo in acqua in modo da limitare il fetore che si espanderà nel bagno, stando nel contempo attento a non creare il fastidiosissimo effetto bidet.

Si ripresenta lei, dicendo: "Visto che ti piacciono tanto, ne vuoi ancora?"

"No grazie... Ah piuttosto, se mi cercano, digli che sono un attimo in bagno."

Ahhhhh.

Col senno del poi, notai di aver risolto solo la seconda problematica (l'effetto bidet) grazie alla lunghezza del corpo estraneo: guardando verso il basso, sembrava che mi fossi fatto sodomizzare da un pornostar di colore, per poi evirarlo e cagare il suo pene.

Orgoglio. 

Sventato abilmente il temibile effetto bidet, restava purtroppo la puzza, poiché l'estruso fuoriusciva dall'acqua quasi per metà... A nulla è valso il tentativo di mistificare i vapori fumando una sigaretta.

Mentre ritorno soddisfatto alla mia postazione, un collega mi ferma, ammiccando:

"Sigarettina, eh?"

Ma vaffanculo.

 

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mercoledì, 14 novembre 2007

Certe cose vorrei proprio dirle.

Cazzo, quanto vorrei dirle.

Solo che poi dovrei uccidermi.

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