venerdì, 26 gennaio 2007

Scrivi

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Non scrivere

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Scrivi.

postato da: perfectlybroken alle ore 00:43 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 18 gennaio 2007

A > A  molto spesso

A < A  raramente

A = A  ancor più raramente

E questa è la mia opinione, che peraltro condivido.

postato da: perfectlybroken alle ore 18:30 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 14 gennaio 2007

Mi ha fatto piacere scoprire in te lo sguardo di una donna, sebbene i tuoi atteggiamenti siano sempre rimasti gli stessi.

Mi incuti sempre più timore. E prima o poi arriverà la resa dei conti anche per te: nonostante tutto il bene che ti voglio, non posso permettere che episodi come quelli si ripetano, non me lo perdonerò un'altra volta.

Per cui non te la prendere quando arriverà il momento in cui garbatamente ti sbatterò fuori a calci dalla mia vita, cerca di comprenderlo. Non ci riuscirai, ma ti assicuro che non è nulla di personale: non posso proteggere me da te, ma devo proteggere gli altri da me con te dentro.

postato da: perfectlybroken alle ore 03:03 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 12 gennaio 2007

Forse lo vorresti sul serio, forse non ti importa affatto, forse lo dici per me, per il mio futuro... solo tu puoi saperlo. In ogni caso, lo farò.

Ancora una volta, l'ultima, cosicché i morti possano riposare in pace e i vivi possano essere appagati. E quando tutto sarà finito, potrò finalmente vomitare sul mio futuro il veleno che, giorno dopo giorno, mi è stato somministrato.

Dedico a te il passo finale nel cammino della mia autodistruzione, e vorrei tanto che il fiume delle mie ultime energie ti inondasse e portasse via con sé quell'ombra che giace nel fondo dei tuoi occhi.

postato da: perfectlybroken alle ore 02:00 | Permalink | commenti
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lunedì, 08 gennaio 2007

Passa sempre da quella strada per recarsi al lavoro.

Aveva notato da tempo quel negozio di antiquariato, seppure non fosse così facile da scorgere in mezzo ai neon accecanti delle insegne vicine. La curiosità di entrare a sbirciare lo aveva sempre solleticato, ma per qualche ragione aveva sempre evitato. Forse perchè in cuor suo sapeva cosa avrebbe significato il ripercorrere quella strada, dopo aver varcato quella soglia.

Quel giorno era talmente preso dai suoi pensieri che, senza neanche farci caso, osservò la sua mano mentre girava la cigolante maniglia della porta del negozio.

"C'è nessuno?" disse timidamente. Una distinta signora di mezza età fece capolino da dietro un paravento. "Mi perdoni ma devo assentarmi un attimo, dia pure un'occhiata se vuole... sarò subito di ritorno." E si dissolse dietro il paravento per non uscirne più.

Un po' intimorito, l'omino si guardava in giro: vecchie pendole, uno sgabello d'ebano con gli intarsi consumati dal tempo, suppellettili dalle forme più disparate, una scultura lignea raffigurante una testa umana, libri polverosi e mal rilegati... "Un classico robivecchi, nulla di così stupefacente..." pensò. 

Il suo sguardo venne attirato da una mensola sulla quale poggiavano due statuine di porcellana. Non avevano forme distinte: i lineamenti erano appena accennati... Sembravano un prototipo, una sorta di studio in vista di un lavoro più meticoloso. Solo gli occhi di entrambe erano ben definiti. E non riusciva a togliersi di dosso la sensazione che, in qualunque direzione egli si muovesse, gli occhi lo seguissero.

Irritato, l'omino fece per avviarsi verso l'uscita, quando sentì un brivido lungo la schiena: si girò meccanicamente verso le statuine. Trasalì notando che sulla prima era comparso un sorriso.

Si avvicinò, come tirato da un filo invisibile, fino a trovarsi naso a naso con la statuina. I loro occhi si incrociarono. Nell'alabastro vide riflessi multicolori: si trovò improvvisamente a suo agio. Quei bagliori guizzanti gli fecero dimenticare di colpo la sua grigia esistenza. Per la prima volta nella sua vita pregò. Pregò divinità sconosciute, le ringraziò di averlo condotto fin qui: "Il prezzo che ho pagato è stato alto, ma lo comprendo, se questa è la ricompensa" mormorò tra sé. L'ombra di un sorriso gli comparve in volto. Un sorriso indescrivibile, che non si sarebbe mai più ripetuto.

Si rivolse inconsciamente verso la seconda statuina, e gli parve di morire. Anche i suoi occhi emettevano luce, ma di un tipo diverso. Bianca, talmente densa da poterla toccare, si spinse dentro di lui fino al cuore.

Vide e comprese tutto: una foglia che galleggia nell'aria, il respiro del primo amore, uno stormo di gabbiani che danza sopra le onde. Sentiva piangere di gioia ogni parte del suo corpo, e sentiva le lacrime raccogliersi in basso per poi sprizzare come una fontana fino alla punta dei capelli, e poi ricadere ancora giù. In questo moto perpetuo passarono davanti a lui i minuti, le ore, le stagioni, gli anni: i ricordi gli si materializzarono nel palmo della sua mano, condensati in una minuscola sfera luminosa.

Strinse il pugno e si sentì risucchiare il cervello. In quel preciso istante una vocina disse: " Sono tornata, scusi se l'ho fatta attendere... Vedo che le interessano quelle statuine, vuole che gliele incarti?"

Sbattè le palpebre un paio di volte. I sorrisi erano scomparsi, gli occhietti non emettevano più luce.

"Non ora grazie, magari passo domani." Salutò e se ne andò.

Non si avvicinò mai più a quel negozio, ma porta sempre con sé l'immagine di quelle due statuine sorridenti, e ricordandole sente che il peso della sua esistenza è ancora sopportabile.

 

 

postato da: perfectlybroken alle ore 23:40 | Permalink | commenti
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domenica, 07 gennaio 2007
Roger sei tornato? Ti preparo qualche panino!
postato da: perfectlybroken alle ore 20:14 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 06 gennaio 2007
Il problema è che non mi odio abbastanza.
postato da: perfectlybroken alle ore 03:12 | Permalink | commenti
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