martedì, 27 novembre 2007

Odio cagare sul posto di lavoro.

Beh, non precisamente cagare in ufficio, bensì nei bagni dell'azienda: oltretutto, quando qualcuno va nei bagni più lontani (dotati di finestra), quel qualcuno viene additato come potenziale fumatore. E invece no, cazzo, devo proprio cagare, credi che non possa arginare per 4 ore la tentazione di accendere una sigaretta?

Ma al di là di questo, nessun bagno è confortevole come quello di casa propria, quando si tratta di rilasciare una sana e violenta cagata. Puoi emettere suoni che partono dal diaframma come fanno i praticanti di arti marziali, con la potenza vocale che imprime vigore al colpo portato. Puoi farci le parole crociate, i sudoku, riflettere sul tuo avvenire, scrutare l'ambiente circostante in cerca di un piccolo particolare che prima non avevi mai notato, perché il tempo della cagata è più tuo rispetto ad altri tempi, e puoi impiegarlo come meglio credi.

Oggi una collega mi si avvicina con una scatola in mano, contenente dei cioccolatini.

"Ne vuoi uno?"

Erano dei cioccolatini di fabbricazione russa, dono di un'altra collega: di solito non mangio cioccolata, ma stavolta accettai di buon grado l'offerta, vuoi per la gradevolezza della composizione collega-avvenente-con-in-mano-scatola-di-cioccolatini, vuoi per una discreta propensione a tutto ciò che possa esser ricondotto a una matrice russa. 

Parafrasando Evtushenko, un cioccolatino russo è più che un cioccolatino. Infatti era buonissimo, con un ripieno che neanche il migliore scrittore riuscirebbe a descrivere: un turbinio di sapori dapprima aspri, per poi rivelarsi dolcissimi e sublimi nel retrogusto.

In quel preciso istante ho realizzato di dover sganciare a breve ciò poi si è dimostrato uno stronzo di proporzioni bibliche, ovviamente in un momento in cui ero impegnatissimo con la gestione ordini. Stringo i denti (e anche qualcos'altro) mentre cerco di portare a termine i lavori nel più breve tempo possibile, ed ecco che la collega-avvenente-con-scatola-di-cioccolatini si ripresenta.

"Ti va un altro?"

Come poter rinunciare ad assaporare subito un altro di quegli splendidi cioccolatini, pur conscio di come un'altro composto organico di colore simile, ma di ben diversa fragranza, stia lottando disperatamente per uscire?

Mentre inserisco l'ultimo ordine della giornata e degusto il secondo cioccolatino, la mia mente già vola alla tazza del cesso, a come tenterò di far cadere subito lo stronzo in acqua in modo da limitare il fetore che si espanderà nel bagno, stando nel contempo attento a non creare il fastidiosissimo effetto bidet.

Si ripresenta lei, dicendo: "Visto che ti piacciono tanto, ne vuoi ancora?"

"No grazie... Ah piuttosto, se mi cercano, digli che sono un attimo in bagno."

Ahhhhh.

Col senno del poi, notai di aver risolto solo la seconda problematica (l'effetto bidet) grazie alla lunghezza del corpo estraneo: guardando verso il basso, sembrava che mi fossi fatto sodomizzare da un pornostar di colore, per poi evirarlo e cagare il suo pene.

Orgoglio. 

Sventato abilmente il temibile effetto bidet, restava purtroppo la puzza, poiché l'estruso fuoriusciva dall'acqua quasi per metà... A nulla è valso il tentativo di mistificare i vapori fumando una sigaretta.

Mentre ritorno soddisfatto alla mia postazione, un collega mi ferma, ammiccando:

"Sigarettina, eh?"

Ma vaffanculo.

 

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mercoledì, 14 novembre 2007

Certe cose vorrei proprio dirle.

Cazzo, quanto vorrei dirle.

Solo che poi dovrei uccidermi.

postato da: perfectlybroken alle ore 20:08 | Permalink | commenti (1)
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